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  • Francesca Raisi

UOMO E ANIMALE: ANIME ALLO SPECCHIO

Abbiamo bisogno di un diverso e più saggio concetto degli animali. […] Loro si muovono in un modo finito e armonioso, più antico e più completo del nostro, dotati di un’estensione dei sensi che noi abbiamo perduto o no abbiamo mai raggiunto, ascoltando voci che noi non sentiremo mai. (Beston, 1992)


Tutti siamo concordi nel ritenere che la vicinanza tra animale e uomo sia fonte di profondo benessere psicofisico per quest’ultimo.

Soffermiamoci dunque su come questo sia possibile e chiediamoci: quali bisogni trovano risposta nella vicina presenza dell’animale?

Quali corde del nostro essere vengono raggiunte dalla relazione con l’animale?

Partiamo dal presupposto che la parola stessa, animale, trova la sua etimologia nell’elemento trasversale e affratellante per eccellenza tra tutte le creature viventi: il respiro. D’altronde l’animale è anima, è anemos, quindi vento, soffio (Cavedon, 2017).

L’animale da sempre accompagna noi umani condividendo il respiro della vita, spartendo in qualche modo condizione e destino.

Come ricorda Recalcati, se la vita dell’animale è una vita piena e regolata dalla forza infallibile dell’istinto, quella umana si configura come vita ferita e limitata dalle leggi della Cultura, privata dell’immediatezza in cui vive la vita animale.

Attraverso questo rapporto, il genere umano ha incontrato evoluzioni e modifiche significative: imparando ad allevare gli animali e a prendersene cura con attenzione, l’uomo ha permesso a se stesso di interconnettersi con “ l’altro”, il diverso da sé. Il ponte comunicativo che ne deriva è un vero e proprio dialogo con l’altro, che vede il mondo in maniera diversa da noi. Come noi, è immerso nel mondo ma, a differenza di noi, ha una cognizione della realtà e interagisce con il mondo stesso secondo modalità a noi lontane (Vizzone, 2013).

Spieghiamoci meglio: il punto di vista dell’animale è profondamento diverso da quello umano (Pantè, 2020): osservando il mondo a quattro zampe (o sei o otto), è evidente come la sua visione del mondo sia fisicamente rovesciata rispetto alla nostra. Ciò significa che l’animale vede cose diverse, in modo diverso. Il rovescio che ne deriva, stimola ancora Pantè (2020), non è però da intendersi semplicemente come “altro”: chiunque veda una realtà a rovescio continua comunque a farne parte. Ecco allora che l’animale, in quanto appartenente al nostro stesso mondo, arriva a costituire il nostro rovescio (e noi il suo!).

Ecco allora che stabilire una relazione con l’animale significa perciò poter godere di un dono dal valore aggiunto costituito proprio da tutte queste diversità. La storia evolutiva della specie a cui apparteniamo ha conosciuto fin da subito, sulla base di motivazioni profonde, l’esigenza di costruire relazioni con l’animale (Vizzone, 2013).

Il rapporto che si instaura tra persona e animale è sorgente di coinvolgenti modelli di crescita, sistemi di sviluppo e di relazione all’interno di scenari rigeneranti e di grande respiro.

Eventi e relazioni sono cibo fondamentale per la nostra crescita, spesso defettuale sotto il profilo affettivo e compromessa da vissuti di attaccamento e amabilità condotti da adulti distratti e immaturi. Il modo di funzionare e di relazionarsi proprio degli animali indirizza ad avere lo sguardo attento verso ciò che conta e ha valore per lo sviluppo delle varie tappe di maturazione.

Occorre precisare che la risorsa animale, come ricorda Cavedon (2017), non è di per sé categoria omogenea. Ciò significa che tra i bisogni della persona e le caratteristiche etologiche e psicologiche dell’animale debba crearsi una specularità. Soltanto così la persona può ritrovare, osservare, incontrare aspetti della propria personalità e del proprio vissuto, nella misura in cui inconsapevolmente li vede espressi nella vita dell’animale. Riconosce le sue modalità di funzionamento, riscontra strategie di evitamento e di fuga. Vede i suoi successi, riscontra pure l’inefficacia di alcuni dei comportamenti agiti dall’animale.

In questa interazione, si riattivano vissuti e si liberano contenuti emotivi e affettivi silenti o rimossi. L’animale diventa quindi un “altro” percorribile che aiuta ad incontrare al meglio parti di sé nascoste.

Per questo motivo, chi lavora con le persone deve conoscere in approfondita analisi gli animali che costituiscono un sostegno. La scelta stessa della specie animale e dell’animale stesso, considerate caratteristiche etologiche e peculiarità fisiologiche, così come tratti di personalità rappresenta un passaggio prezioso affinché si instauri un profondo coinvolgimento emozionale con la persona.

Costituendosi in natura come predatore o predato, l’animale aiuta fin da subito a stabilire una facilitazione della relazione. I tratti di personalità dell’animale integrano una prima impostazione e creano condizioni favorevoli.

Parlare della relazione uomo animale è importantissimo, soprattutto se ci si pone l'obiettivo, ambizioso, ma non impossibile, di fornire all’uomo un'ulteriore possibilità di uscire da sé, dal suo esclusivo punto di vista per tentare di immedesimarsi in quello addirittura dell'essere di una specie diversa. Dove non riesce l’uomo, può arrivarci l’animale.


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Scopo della presente rubrica non è esaurire la vastità del senso del nostro rapporto con gli animali, tema estesamente complesso e articolato, quanto per lo più prospettare spunti di approfondimento e indicare scenari di indagine attinenti alla realtà mediata con la relazione dell’animale.

Bibliografia

Beston H. (1992), The Outermost House, New York, Holt.

Cavedon L. (2017), Interventi assistiti con l’animale. Manuale introduttivo, Trento, Erickson

Pantè M.R. (2020), Il mondo animale: possibile rovescio dell'umano, https://site.unibo.it/griseldaonline/it/didattica/maria-rosa-pante-mondo-animale-possibile-rovescio-umano

Recalcati M. (2016), Per sentirci liberi sogniamo una vita animale, “La Repubblica”, 23 ottobre.

Vizzone (2013), Introduzione alla relazione uomo-animale. Impariamo a conoscere gli animali, Anno I - settembre 2013

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